lunedì 11 maggio 2015

Una politica intrisa di emozioni




Una politica intrisa di emozioni

Il pensiero politico liberale americano è stato sicuramente uno dei più fecondi negli ultimi trent’anni per quanto riguarda proposte concernenti il pensiero politico, la discussione di alcuni dei temi caldi e, bisogna ammetterlo, anche gli europei guardano sempre più ai pensatori di oltre Atlantico come a possibili modelli che possano essere fonte di ispirazione. Tutto è sicuramente iniziato con l’opera di Rawls che con Una teoria della giustizia, ha riproposto, in chiave contemporanea, il contrattualismo come base per le società e come possibile conciliatore delle questioni sociali (la disuguaglianza tra gli uomini), riproponendolo come modello politico da adottare. Un rimprovero che spesso si è fatto alla proposta rawlsiana (anche da parte di pensatori evangelici come Nicholas Wolterstorff) è di essere troppo “freddo”, troppo razionale, sin troppo analitico e di non considerare problemi come quello della giustizia primaria (è ciò che gli viene rimproverato da Wolterstorff)  o di non tenere conto di come l’uomo politico non agisce soltanto attraverso la propria ragione, ma mette in gioco anche le sue emozioni. Tra i “critici” di Rawls su questo versante l’esponente più importante è senza dubbio Martha Nussbaum che ha dedicato la sua ultima opera (una delle più ampio respiro e più complesse), proprio al problema delle emozioni nella sfera pubblica e politica, intitolandola Politcal Emotions. Why Love Matters for Justice (in it. Emozioni politiche. Perché l’amore conta per la giustizia), pubblicato lo scorso anno in Italia dal Mulino.
La Nussbaum pone subito il problema ad inizio del testo. Il modello liberal di azione nella sfera pubblica è stato visto come troppo razionale e non ha tenuto conto di come le emozioni possano influire sul nostro agire non solo nel privato, ma anche nel pubblico. Per questo motivo la ricerca della filosofa americana è dedicata a cercare le fondamenta di come possano essere usate, anche positivamente, le emozioni nella sfera pubblica. Il testo è, pertanto, diviso in tre parti. Nella prima parte si cerca di tracciare una storia del pensiero che sia utile per fondare una teoria delle emozioni in politica, una seconda parte discute quali possono essere le risorse, gli obiettivi e i problemi che pongono le emozioni nella sfera dell’attività umana ed una terza parte è dedicata all’analisi delle emozioni pubbliche.
La prima parte pone le basi della discussione partendo dalla storia del pensiero, inteso nel senso più largo possibile. Il punto di partenza della studiosa americana è il XVIII secolo, quello dei Lumi, dove la razionalità sembra regnare sovrana nelle proposte concernenti l’agire politico. Gli esempi presi sono tratti da Mozart, Rousseau e Herder. Al contrario del paradigma di Locke e Montesquieu (già criticato in altre opere dall’A.) questi pensatori (e musicisti) tengono conto delle emozioni e dei sentimenti e permettono la costruzione di un agire politico che vada al di là del semplice calcolo razionale (introdotto nella politica per la prima volta, in verità, da Hobbes). Proprio partendo da questi autori è stata possibile la riflessione che ha portato, ad esempio, a vedere come ogni costruzione politica (comunità o stato che sia) ha bisogno della fondazione di una religione dell’umanità, non intesa come spazio del sacro e dell’incontro con Dio, quanto come infondente un sentimento comune a tutti coloro che appartengono ad una comunità politica (la religione intesa come una unione tra persone della stessa società, nel senso latino del termine). La religione dell’umanità la Nussabaum la vede ben evidenziata in autori come Comte e J.S. Mill, preferendo quest’ultimo al primo un po’ troppo dogmatico nelle sue convinzioni sulla scienza e in R. Tagore (il coniatore del termine). L’esempio preso in esame è il poema che diverrà l’inno nazionale dell’India che infonde sentimenti di solidarietà e di attrazione verso la nazione.
Terminata questa prima parte la filosofa americana, passa ad un’analisi di quelli che devono essere gli obiettivi e di quelle che sono le risorse e i problemi che si hanno davanti quando si vive in una società e quando ogni individuo è anche preso dalle proprie emozioni. La società cui bisogna aspirare deve avere come propri valori l’uguaglianza (politica e civile), l’inclusione (nessuno deve essere escluso dal poter usufruire pienamente dei propri diritti civili) e la distribuzione (che non deve portare a grandi differenze e deve avere come suo obiettivo quello di poter far sviluppare ad ognuno le proprie capacità). Tutto questo non può essere ottenuto semplicemente con la razionalità, ma concetti del genere possono scaturire solo dalla compassione, da quel sentimento di simpatia (o empatia, la filosofa americana non fa una chiara distinzione tra le due come i fenomenologi e gli psicologi continentali) che può renderci una vera comunità umana in cui si possono avere momenti di solidarietà. Ovviamente tutto questo deve essere coltivato e bisogna anche combattere quelli che possono essere i sentimenti negativi come l’impotenza, il narcisismo e la paura di essere contaminato dagli altri.
Sulla base di questi sentimenti individuali, nella terza parte si “costruiscono le emozioni pubbliche, quelle che dovrebbero caratterizzare una società ottimale. Si parte del patriottismo. Per la Nussbaum, il patriottismo deve esistere e deve avere anche un potenziale critico che possa non farlo sfociare in mero nazionalismo e razzismo. Il patriottismo va insegnato e la società va educata ad esso. Esempi di educazione patriottica sono i grandi discorsi dei politici che hanno cercato di colpire soprattutto i sentimenti della popolazione di cui erano responsabili. Gli esempi presi in esame in questo capitolo (che era già stato pubblicato in una rivista specialistica) sono quelli di Lincoln, F. D. Roosevelt, Nehru che, con i loro discorsi hanno saputo colpire le emozioni delle popolazioni. Per comprendere come le emozioni possano coinvolgere la società, l’A. ritorna anche a parlare della civiltà greca, del teatro ad Atene, che serviva anche per poter formare una mentalità sociale agli abitanti della città e mostra alla fine come l’Amore conti per la giustizia che altrimenti non potrebbe essere percepita come tale dagli uomini.
Il libro è ampio, ben scritto, con un discorso in sè coerente e realistico in diversi dei suoi aspetti. Gli esempi presi in esame sono sempre validi e servono non solo a creare una società nazionale, ma anche una globale. La capacità della Nussbaum è anche quella di non guardare solo alla cultura occidentale, ma di avere uno sguardo anche verso culture “altre” come quella indiana, anch’essa oggi una democrazia. La proposta è interessante ed alcuni degli spunti assolutamente validi. Rimangono alcuni dubbi che hanno a che fare con l’ottimismo sulle capacità umane e sulla possibilità (un po’ riprendendo l’intellettualismo etico dei grandi pensatori greci) di educare le persone a poter sfruttare positivamente le proprie emozioni. Il progetto è interessante e, forse, merita di essere letto proprio per le sue suggestioni che cercano di agire su situazioni concrete, risolvendo problemi concreti grazie ad un quadro teorico, diverso da quello delle grandi ideologie del XIX-XX secolo, ma che forse ben si adatta al periodo in cui viviamo.

                                                                                                           Valerio Bernardi – DIRS GBU

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